domenica, 18 ottobre 2009 ore 12:34
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lunedì, 27 luglio 2009 ore 19:16
Festa della madonna della marina
Oggi sono andato sul molo
a guardare il mare che sbatte
contro la città distesa
sul litorale.
Era la mia solita ora blu
e ho visto le barche che
si allontanavano poco
a poco mentre ho fumato
qualche sigaretta:
mi è sembrato chiaro
per la prima volta il
fatto che tu non ci fossi.
chiaro e decisivo.
Poi ho visto una folla
che si radunava sugli
scogli, in attesa dei fuochi
d'artificio.
Ho immaginato che
fossero tutti lì ad aspettare
con me l'accadere di qualcosa.
vecchie e padri di famigli
impietositi dalla mia solitudine.
Abbiamo aspettato tutti e
respirato una qualche
aria d'elettricità marina
che non riesco a spiegarti.
Quando mi sono voltato a
guardare l'ultima
luce serale che
sparisce dietro la collina
ho pensato che sei riuscita
davvero
a mancarmi molto.
è scoppiato il primo fuoco
dal mezzo del mare.
e altri a seguire.
giovedì, 16 luglio 2009 ore 22:17
"I giochi per computer non influenzano i ragazzi: Cioè, se PacMan avesse influito sui ragazzi, dovrebbero stare tutti a correre in stanze buie, ingoiando pastiglie magiche e ascoltando musica elettronica ripetitiva... " - Kristian Wilson, Nintendo, Inc, 1989
mercoledì, 10 giugno 2009 ore 14:22
Ho ritrovato questa poesia su un pezzo di carta ingiallito e macchiato, in un improbabile libro dei miei 15 anni. è di Wladimir.
Bagnano le onde i piloni d'acciaio.
Immoto,
terribile,
piantato contro i fianchi
della città,
ch'io stesso ho creato nella disperazione
sta saldo
sulle sue pile a cento piani.
Ricamando il cielo d'aeree arcate,
si leva dalle acqua un'incantata visione d'acciao.
Alzo gli occhi,
più in alto...
Eccolo,
eccolo,
poggiato al parapetto del ponte...
Perdonami, Neva!
Non perdona,
m'allontana.
Abbi pietà!
Non ha pietà la corsa delirante.
è lui!
Lui!
Sullo sfondo arroventato del cielo
c'è l'uomo che io ho incatenato.
Si leva
coi lunghi capelli scarmigliati.
Mi tappo le orecchie con le zampe.
Ma invano!
Odo la mia voce,
la mia stessa voice.
Il coltello della voce mi trafora le zampe.
La mia voce
che prega,
scongiura:
<<Fermati,
Vladimir!
Non m'abbandonare!
Perché mi impedisti di gettarmi dal ponte!?
Di spaccarmi il cuore sul pilone, con un balzo?
Da sette anni
sto qui a rimirare queste acque,
legato al parapetto dalle funi dei versi.
Da sette anni queste acque non mi tolgono gli occhi di dosso.
Quando,
dunque verrà la salvezza?
Forse anche tu tu sei intrufolato nella loro casta?
Baci?
Mangi?
Metti su pancia?
Anche tu
cerchi di insinuarti strisciando
nella loro vita,
nella loro felicità domestica?
Non pensarci! >>
La sua mano s'appunta in basso.
E minaccia
rinsecchita
l'abisso sotto il ponte.
<< Non credere di poter fuggire!
T'ho chiamato io stesso.
Ti ritroverò.
Ti perseguiterò.
Ti strazierò.
T'annienterò.
Laggiù,
nella città,
è festa.
Ne sento il rimbombo.
Ebbene, vacci!
Di' loro che vengano.
Portami le risoluzioni del comitato esecutivo!
Confisca il mio tormento,
aboliscilo!
Fino a quando,
avanzando sul fondo della Neva
l'amore-salvezza
non sarà venuto da me,
anche tu vagherai,
anche a te negheranno l'amore.
L'uomo di sette anni fa - W. M.
sabato, 06 giugno 2009 ore 16:01
Siccome sono uno studente di filosofia: soffro di spocchia intellettuale e non ho la minima intenzione di curarmi.
Siccome sono uno studente di filosofia: leggo tanti libri al mese quanti tu non ne leggerai in una vita intera.
Siccome sono uno studente di filosofia: schifo il nozionismo mnemonico dei giuristi, perché dieci pagine de “La fenomenologia dello Spirito” sono un’infinità di volte più complesse di tre codici civili.
Siccome sono uno studente di filosofia: snobbo qualsivoglia principio economico, perché comunque non funzionerà, è colpa degli economisti se stiamo con le pezze al culo.
Siccome sono uno studente di filosofia: non credo nella psicologia, perché sono noumenico.
Siccome sono uno studente di filosofia: non leggo Federico Moccia e lo brucerei volentieri vivo.
Siccome sono uno studente di filosofia: Aristotele è venuto prima di Gesù Cristo.
Siccome sono uno studente di filosofia: il mio intercalare quotidiano comprende greco, tedesco, latino e miscele costanti e rapsodiche di citazioni che la maggior parte delle persone non sarà in grado di cogliere.
Siccome sono uno studente di filosofia: ragiono tutti i giorni sui massimi sistemi e mi sento un eroe.
Siccome sono uno studente di filosofia: amo esclusivamente al di là del bene e del male.
Siccome sono uno studente di filosofia: credo nell’elitarismo e disprezzo il senso comune.
Siccome sono uno studente di filosofia: abbraccio cavalli.
Siccome sono uno studente di filosofia: posso permettermi di vestirmi come uno spaventapasseri e lo faccio.
Siccome sono uno studente di filosofia: conosco la filmografia di Fassbinder, Bergman e Wenders a memoria.
Siccome sono uno studente di filosofia: I don’t make it a blockbuster night.
Siccome sono uno studente di filosofia: tutti gli uomini sono mortali, Socrate è un uomo, Socrate è mortale.
Siccome sono uno studente di filosofia: la matematica si fotte perché c’è quel figo di Gödel.
Siccome sono uno studente di filosofia: l’essere si dice in molti modi.
Siccome sono uno studente di filosofia: ¬ ( α ^ ¬ α ) .
Siccome sono uno studente di filosofia: il mio vocabolario eccede dalle quattro parole: mamma, papà, nanna, pappa.
Siccome sono uno studente di filosofia: studio la storia e so cosa accadrà in futuro, neanche Nostradamus.
Siccome sono uno studente di filosofia: Cartesio era un ruffiano e preferisco di gran lunga Merleau-Ponty.
Siccome sono uno studente di filosofia: tu non capisci che cazzo sto dicendo.
Siccome sono uno studente di filosofia: so che il quinto postulato di Euclide non è dimostrabile.
Siccome sono uno studente di filosofia: le infiltrazioni teologiche rivelate mi provocano l’orticaria.
Siccome sono uno studente di filosofia: bruciate Piergiorgio Odifreddi e il suo presenzialismo da Alba Parietti.
Siccome sono uno studente di filosofia: applico la riduzione fenomenologica quotidianamente.
Siccome sono uno studente di filosofia: anche se non ho fatto il classico so leggere il greco.
Siccome sono uno studente di filosofia: cerco la verità, pur sapendo che trovandola non finirei sui giornali, perché la verità non può essere abbronzata e dunque Berlusconi non può prenderla per il culo con il suo impareggiabile sense of humour.
Siccome sono uno studente di filosofia: il travaglio del negativo.
Siccome sono uno studente di filosofia: trascendo.
Siccome sono uno studente di filosofia: riconosco un universale quando lo intuisco.
Siccome sono uno studente di filosofia: leggo Kuhn prima di addormentarmi.
Siccome sono uno studente di filosofia: il circolo ermeneutico è una cosa bella e non una malattia contagiosa.
Siccome sono uno studente di filosofia: passo la giornata a coniare aggettivi impronunciabili e sostantivi dall’etimologia dubbia.
Siccome sono uno studente di filosofia: dovrei governare e non solo platonicamente parlando.
Siccome sono uno studente di filosofia: su ciò di cui non si può parlare si deve tacere.
mercoledì, 27 maggio 2009 ore 01:28
Nel nulla sfuma ormai la verità.
lunedì, 30 marzo 2009 ore 20:15
Ho nelle mani
la forza di una poesia di Majakovskij.
e negli occhi che ti guardano
le parole blu di un Desnos qualunque.
Muoviti come il 314 di Emily, parla
ti risponderò come Gabriele, sopra
un erotik.
Sei la prosa asciutta della Kristof
Mentre ancora io ti sputo addosso
come se fossi in America.
Il tempo che verrà di Walcott e la
rassegnazione nervosa del
Campana più grande che conosco.
Io piango come Soseki
Tu, maga, ridi come Cortà zar.
Bulgakov ha detto che sei la mia strega
La Margot più bella che ho visto
nelle pagine fitte di un idiota.
lunedì, 09 marzo 2009 ore 22:08
Che la prossima volta uso i cavi elettrici per legarti. Che i vincoli seri me li sono scordati a San Benedetto del Tronto. Che tanto non sarebbero serviti, e non li avrei usati. Mi dispiace di non avere le palle a 220 volt, che se uso le mollette al posto dei morsetti fidati, funziona uguale.
Sei fredda come un risveglio, e assomigli alle mie mani di sempre che non sanno come muoversi sopra la tua pelle, che da sempre affanculo se ne vadano a morire e a scrivere qualcosa di carino e sincero come "la mia ultima volta" dopo la mia prossima sbornia. Dopo che i "mi disturbi" passano agli "Ah si?" mi piego, respiro, mando a farsi fottere il male al petto, che per parlarti non ho bisogno di parlarti. Tsh. Roba andata. Andata a male. Desueta, Vecchia, Obsoleta.
Che poi mi fido anche, e ti credo. Che se ti costruiscono intorno palazzi, gli ex avventori di sto cazzo, li demolisco con quattro parole in odore di poesia dedicata alla tua mascella, e faranno un rumore bestiale e bellissimo, e li guarderemo abbracciati afflosciarsci nella polvere, morbidi come ciliegi di primavera fioriti anzi tempo. Che poi aspetto chissà quale svolta, e chissà quale svolta sarebbe non pensarci per niente. E aspettarti senza aspettare.
Ma no, niente, provarci è abbastanza inutile e stupido.
Hai tutto il tempo che ti serve, davanti.
Sarà che il tempo a me non è mai servito.
mercoledì, 18 febbraio 2009 ore 01:00
La mia mano gelata dal freddo del cuore ti si posava in mezzo alle cosce. Lo sguardo umido di febbricitanti pirati alla riscossa. Ti guardavo con altri, occhi, sotto alte sopracciglia. La mia voglia di agiografia svaniva come il regno di Carlo V mentre mi chiedevi, con la tua solita, voce
- che hai fatto questi giorni?
Mi chiedevi col coraggio di chi può permettersi domande del genere.
- niente, praticamente niente.
Praticamente ho ingurgitato voglia di scopare, e di urlarti parole francesi, con la pronuncia sbagliata all'orecchio. E flirtare con le tue amiche mentre dormi, mentre di notte vado in bagno per pisciare e brindare agli amori deceduti. Agli attori di teatro che non passano i provini, e all'angostura, che non mi ricordo mai cosa cazzo ci fa oltre il gin Tonic della Regina Elisabetta.
Poi sei ripartita, e tra i tonni che nuotavano contro corrente ce n'era uno che mi assomigliava.
Ma mi sembrava più sportivo.
domenica, 15 febbraio 2009 ore 23:06
Rimanevo svilito dai tuoi sentimenti al neon. Sono una falena che sbatte contro la plastica sporca della lampada in un film pulp girato male. Con le pistole giocattolo, con la punta arancione, e succo di pomodoro intorno alle braccia sparate verso di te. La noia dei miei vodka-campari. E dei preservativi che non uso più.
Ho contato i conati di vomito, l'altra sera. Mentre avrei preferito giocare a scacchi sulla tua gonna viola troppo stretta e troppo alta. Gli occhi dei coatti non avevano nemmeno bisogno di scale a chiocciola per stuprarti. Mi raccomando stai attenta, chissà che tutta questa voglia di perderti non ti porti a chiedermi finalmente che cosa cazzo voglio da te.
O di rimettere a posto le candele usate. E poi magari aiutarmi a contare i soldi che ho speso per il trapianto di fegato di qualche settimana fa. Qualcosa deve essere andato storto.
Ancora fa male.
Disse Lui.